Dalla Banca alla Fabbrica

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2 novembre 2012 di Espatrio Isterico

Mi sono sempre chiesta cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi lavorato in banca da giovanissima…

Tipo…cosa avrei fatto? Di tutto credo. Cameriera, pulizie, receptionist, segretaria, operaia… e che sarà mai?

Quando mi chiedevano (o peggio, affermavano) se il lavoro in banca fosse stancante, io rispondevo: ‘’eh, esagerati! Non è mica come lavorare in fabbrica!’’.

E QUANTO AVESSI RAGIONE, L’HO SCOPERTO SOLO NEL 2012.

La nostra amata agenzia mi ha proposto di fare prima di tutto la selezione (induction). Alla faccia, certo che per piegare quattro cartoncini ci dovete selezionare eh…

20 persone alla selezione, passati in 10.

Esigenti, questi inglesi…

Insomma, vado a lavorare tranquilla, ma proprio tranquilla. Che saranno mai 8 ore e mezza di fabbrica?!

UN INCUBO!

Allora, lo stabilimento è enorme, c’è un intero piano di impiegati, schiere di pc e di gente seduta, proprio come quei famosi uffici che vedevo nei film. Questi prendono gli ordini e si occupano di passarli ai grafici.

Io ero giù, nella zona Finishing. Si occupano di creare e assemblare tutti gli espositori, i banner, i cartelloni pubblicitari e il merchandising di cartone di Vodafone, NatWest per dirne due e moltissime altre grandi multinazionali. Per Natale sono realmente incasinati, perciò urgono mani in più.

I colleghi ho scoperto essere quasi tutti polacchi. Sto imparando a conoscere i polacchi che qui sono tantissimi, e sono generosi, amichevoli e disponibili. Unica cosa poco carina che ho notato: alcuni usano parlare tra loro solo in polacco e se ne fregano se non li capisci. La mia squadra era tutta di polacchi, ad eccezione di due. I manager? Polacchi. ISTRUZIONI IN POLACCO. E vabbè, ho pensato, imparerò anche il polacco.

Primo incarico: THIS CHRISTMAS GET ALL YOU REALLY WANT! (Questo natale prendi tutto ciò che davvero desideri…scritta beffarda eh?)

Prendi una scatola, ci metti dentro un espositore piegato, un foglio, uno trasparente, chiudi con lo scotch, 5 pezzi esatti qui qui qui e qui, metti un’etichetta dietro e via sul pallet. Così fino a 30. Poi prendi un altro pallet e rinizi fino a quando non finisci tutti gli espositori.

Vabbè, avevo un inglese e tre polacchi come colleghi, due sorrisi, passami quello, thank you, sorry, you’re welcome, please e passa mezzora.

Pensavo: MAH, non male…

SECONDO INCARICO: I COSI LISCI.

Spostati di qualche metro, due pallet da centinaia di cartoni, aspettavano noi. L’incarico era di togliere i cartoncini rettangolari lisci dalla cornice. Ogni cartone era un metro, davanti a noi c’era la macchina mangia carta, e quindi via…

Centinaia di volte.

Pensavo: Mah, che palle, però insomma…pensavo peggio.

TERZO INCARICO: IL PEGGIO ARRIVA SEMPRE, QUANDO LO CHIAMI.

Squadra composta da 5 persone, io e altre quattro donne, tutte polacche. Io lavoravo in coppia con una signora che parlava anche un po’ di inglese, ma con me comunicava a gesti. Non capisco come e perché ma non rispondeva mai nemmeno con una sillaba. Il resto del tempo lo passava a parlare in polacco con le altre.

Incarico: Un pallet di centinaia e centinaia di riquadri di cartone, dai quali dovevamo tirare fuori una forma rettangolare di un metro, due a ventaglio, due cartoncini. Il tutto da mettere separato su un pallet, ben impilati anzi PERFETTAMENTE IMPILATI. Iniziamo…finisce un pallet e io, mentre stiracchiavo la schiena pensavo…menomale sono finiti!!! E ne è arrivato un altro. Stessi movimenti, centinaia di volte, in piedi. La schiena a pezzi, le mani tagliate in ogni punto possibile. No, non dirmelo…dimmi che è finito. UN ALTRO…

A quel punto deliravo. Vado via! No dai…aspetta…no, non me lo merito questo! Invece si. No! Cazzo! Io ero un consulente di investimenti oh! Scusate, gente, che è arrivato il broker e quindi fermate le macchine eh…oh! Ma scherziamo! Oddio…cosa ho fatto…ecco come finisci…ah, sta finendo il pallet, non possono essercene altr…oddio noooo! Un altro! NO VADO VIA. Glielo dico cazzo, che non è umano! No resta e fai esperienza che scrivi un libro poi. Dai, scrivo un libro, dalla banca alla fabbrica. Ma io questo lavoro per quanto lo farei?…tipo…quanto dovrei guadagnare per farlo ancora? 2000 sterline? NO. Eh vabbè…5000? NO! …non è quantificabile, non è possibile, mi fa male tutto e fino alle 7 pm zero pausa, ma questi sono pazzi. Che poi, adesso lo devo dire a tutti! Che agli operai quando entrano in fabbrica, tu padrone gli devi baciare i piedi, capito? E all’uscita tu glieli devi massaggiare, capito? Altrochè manifestazioni in piazza! Gli operai meritano la pensione vitalizia dopo i primi due anni come i parlamentari, e i parlamentari dopo i 5 anni, dovrebbero andare in fabbrica!

 

Ho anche ideato un programma formativo. Credo che tutti i genitori dovrebbero far fare due settimane di fabbrica a tutti i ragazzini nel loro 14esimo anno, e ripeterlo ogni estate. Credo che molti giovani studierebbero di più, credo che apprezzerebbero di più i soldi, i genitori, gli insegnanti. Capirebbero la protesta sociale, il capitalismo, l’industrializzazione.

Nel frattempo avevo già scritto mentalmente tutto il post, meditato omicidi, comizi comunisti ect…e i pallet sono finiti. Migliaia di pezzi, ore di lavoro. Non avevo pranzato e alla pausa mancavano due ore.

QUARTO INCARICO: le cose belle durano troppo poco.

Dopo questo lavoro che è stato davvero provante, sia per la ripetitività delle azioni (credo sia mortale!), sia per la fatica fisica, qualunque cosa sarebbe stata meglio.

A me e alla signora dei gesti ci spostano a lavorare su un banco. Ah, buon segno. Mettere scotch sui banner dei dvd. Un pezzo di scotch biadesivo su ognuno. Niente piegamenti di schiena! Si! Scusi, badrone, vorrei fare questo tutta la sera ok? Badrone, se me lo fai fare, io torno anche domani!

Sbagliato. Dopo 15 minuti, preoccupante cambiamento di mansione!

QUINTO INCARICO: assemblare scatole di cartone.

Pallet di lastre di cartone, prendine una, piegala, metti lo scotch qui qui qui e qui, e mettila nell’altro pallet. Fin quando non finisci, o non perdi i sensi, dipende.

Va bene…dopo questo noiosissimo lavoro, cambio di mansione.

SESTO INCARICO: disfare le scatole appena fatte.

…perché no, sorry, maybe it was not a good idea.Mei coglioni, badrone, e me lo dici dopo un’ora?

PAUSA CAFFE’! finalmente, alle 7 di sera, pranzo! Inizio a parlare con una polacca, alla quale ho dato uno dei miei due tramezzini, e lei mi ha invitato il caffè. Mi racconta che è appena tornata dalla Spagna, nella quale ha lavorato un anno.

Sigaretta e tornare.

Riniziamo quindi a disfare ciò che avevamo fatto…perché gli espositori che ci andavano dentro non ci stavano a causa delle linguette interne. Metti l’espositore grande, il cartoncino, le istruzioni, scotch qui qui qui e qui, etichetta grande, etichetta piccola, metti sul pallet, al decimo cambia pallet. Tutto chiaro?

Si, badrone.

Senonchè, alle linguette interne bastava mettere due pezzi di scotch, e quindi fanculo al manager, faccio come dico io e faccio prima. Le colleghe mi danno ragione, e finiamo prima.

ULTIMA ORA:

bellissimo, erano le nove e 5, ed eravamo distrutte. Ci nascondevamo dietro i pallet, facendo tutto lentamente e ridendo come sceme, per non farci vedere e riposarci.

Alla fine, la signora dei gesti mi ordina di prendere scopa e paletta e pulire.

ULTIMO INCARICO:

attaccare scotch biadesivo su altri pezzi di cartone, su un banco.

Ah, che bello. Accanto a me, un giamaicano, con il quale ho finalmente piacevolmente conversato in inglese!

Lui è li ancora per 3 anni, finiti i quali tornerà in Giamaica con i risparmi di 20 anni e vivrà per sempre con vista mare, bevendo succo di papaya fresca, fumando mariujana nel cortile di casa, e pescando il pranzo. Mi ha spiegato che il motivo per andare li tutti i giorni da anni è questo. Dice che viveva a Londra, ma è troppo caotica, e ha preferito il sud dell’isola, più quieto e familiare.

ORE 22.00: FINE DELLA FIERA, TORNARE A CASA.

Non potevo crederci. Finalmente a casa dai miei figli, da mio marito, finalmente mi faccio massaggiare la schiena e mi controllo le mani che sono distrutte.

Mi porto a casa una grande esperienza, che l’indomani ho rifiutato di ripetere, per riposarmi.

Ho pensato a lungo a chi deve fare per forza questo lavoro per tutta la vita. Ho ringraziato di aver studiato e di avere lavorato in banca, di avere delle altre abilità per le quali troverò un posto di lavoro meno faticoso, anzi, in confronto, per niente faticoso! Sono fortunata, sono stata nel posto giusto al momento giusto molte volte. Pensandoci bene, anche in fabbrica lo ero. Perché diversamente non avrei mai capito così tante cose in ‘’solo’’ 8 ore.

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One thought on “Dalla Banca alla Fabbrica

  1. daniela brutti ha detto:

    Sei stata fortunata!!!!!!!!!! Qui in Italia al posto dei cartoni ti trovi ad assemblare e sollevare pezzi di metallo, alla velocità della luce perchè i rulli camminano tantissimo e devi stargli dietro…..e la pausa???? Cos’è la pausa???? Si cena quando si torna a casa….alle 10 di sera passate….e ti va bene se la mattina dopo puoi dormire, perchè è anche possibile che ti cambino il turno e devi rincominciare il giorno dopo alle 6!!!!!!!!!!!!!!!

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