Piccolo Lord

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13 novembre 2012 di Espatrio Isterico

13/11/2012

il giorno rimarrà nella nostra storia familiare per sempre come il primo giorno di prima elementare in Inghilterra, per il piccolo Ivan.

Il povero capobranco ha fatto il turno notturno, perciò alle ore 7.10 torna a casa, e trova la stessa calda accoglienza di Jack lo squartatore. Io giravo per casa come uno zombi che ha bevuto troppo, Ivan saltellava confuso qua e là, e Jana tentava come ogni giorno la sua lotta per mangiare in piedi sul bordo della sedia.

Insomma, in una mezzora di fuoco ci prepariamo, e alle 8.00 siamo fuori casa pronti a prendere l’autobus numero 13 (voi lo prendereste??).

Emozionatissimi, io e il capo continuavamo a fare domande a Ivan…che poi è sempre la stessa: e allora? sei felice?

detto in 25 modi diversi e sempre con l’odioso insicuro sorriso dei genitori quando devono portare il figlio a scuola.

Ivan iniziava a diventare sempre più nervoso e scortese, passando per stati di panico:

oddio! se ho ginnastica oggi, come faccio a slacciarmi gli stivali? non ce la faccio!

oddio, mamma, ma se devo andare in bagno e mi dimentico di dire CHENAIIUSDETOIPETPLIS come faccio?

mamma, devi comprarmi le scarpe che si strappano, capito? 

Senti, se mi chiamano AIVAN me ne vado eh? Non voglio che mi chiamino Aivaaannn!!!

Alla fine non voleva niente, nè tenerci per mano, nè fare la foto. Voleva solo scoprire dove si trovasse il bagno!

Arriviamo a scuola, lo accompagniamo da Miss Spencer prima di tutti gli altri bambini.

Ben presto gli è stato mostrato il bagno, e rassicurato sulla lezione di ginnastica (giovedì…), baci e abbracci e ciao.

Ho passato la giornata a pensare che non vedevo l’ora di rivederlo e…sul punto di uscire, mi ricordo che dovevo fare commissioni. Panico. Dovevo prendere delle cose da casa, e avere il tempo di arrivare alla stazione, allacciarmi le scarpe…e perdo l’autobus.

SHIT! Va bene. Calma. Il prossimo passa tra mezzora…

No, non glielo posso fare, ma che razza di madre sono che arriva in ritardo il primo giorno? IL PRIMO GIORNO??? no, a costo di farmici portare in elicottero, oggi devo andare li.

Toh, che alla stazione passano un sacco di autobus che portano in zona…ma non c’è MAI scritto quante e quali fermate fanno…c’è scritto solo la zona. E quindi inizio ad andare a naso, cercando di puntare sulla mia memoria, che a volte è eccezionale, a volte sembra irrimediabilmente lesionata.

Mi accorgo di aver perso uno degli autobus più veloci, che ha sostato ben 10 minuti davanti al mio muso…perchè ero impegnata a leggere gli altri! ma cavolo!

Alla fine lo trovo, il 5a. Bene. Salgo, faccio un altro costosissimo biglietto, e inizio a pregare in greco che mi fermi vicino alla scuola. Tanto deve fare una stradona lunghissima, tutta dritta, e fermarsi.

La strada lunghissima e dritta….bravo! ma siiii! ah che fort…no…no…non girare ti prego…noooooooooooooooooooooo!

Ha girato in un’altra strada…oh no, ma perchè non mi porto dietro pistole giocattolo? a volte tornano utili!

Rinizio a pregare…dai, che ora giri di nuovo in Wimbourne Road…dai, da bravo…

ecco che gira in Wimbourne Road. 7 minuti, 7 lunghissimi minuti di fermate nella via, ed eccomi arrivata.

Ok, corro come una pazza per scoprire che sono arrivata molto prima dell’apertura dei cancelli.

Problema…quale cancello?

decido di accodarmi e seguire la massa…arriviamo nel giardino. Ecco, bisogna aspettare che esca da una di quelle porte…ecco…QUALE? Ci sono 18 porte, lungo tutto il perimetro della scuola…da dove esce Ivan?

Inizio a girare lungo il perimetro…chiedo a una mamma…ah non lo so, qua c’è il terzo anno. E vabbè.

A un certo punto intravedo Miss Spencer proprio nel punto più nascosto…

e vicino a lei, Ivan che chiaccherava con una bambina, perfettamente a suo agio.

Miss Spencer mi saluta calorosamente:

Ciao! Ah, una bellissima giornata! Ha parlato tutto il giorno in italiano, con tutti noi, e ha cantato le canzoni con noi, in italiano ovviamente! E’ stato bellissimo!

Resoconto di Ivan:

oh mà, e mica me l’hanno insegnato l’inglese! Parlavano tutti in inglese e allora io gli parlavo in italiano, e loro rispondevano in inglese. Io gli dicevo yes, a volte, o no. E poi gli ho cantato le canzoni di Shrek.

Ma ti ricordi come si chiamavano?

No, sono nomi inglesi. E comunque a me già mi hanno chiamato Ivan…

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2 thoughts on “Piccolo Lord

  1. Francesca ha detto:

    Ho la netta sensazione che quei bambini impareranno presto l’italiano…

  2. Anna Armetta ha detto:

    Tuo figlio è un genio, altro che farlo vedere da “qualcuno”! Il grande “qualcuno” dovrebbe vedere chi ti da questi consigli!

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