La Tata!

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19 novembre 2012 di Espatrio Isterico

Eccoci qui al bivio…

ho ricevuto una chiamata inaspettata da parte di una famosa catena inglese di abbigliamento e casalinghi stilosi.

Avevo fatto un colloquio disastroso, e avevo perso ogni speranza, invece dopo due settimane, eccomi assunta.

Nella stessa settimana, il capobranco è stato prelevato da un’agenzia e inserito in turni pazzeschi per feste private. No, non sarà lo spogliarellista, ma solo l’addetto catering!

Insomma, ecco qui che il lavoro tanto cercato diventa realtà.

Rimangono i nostri due cuccioli da sistemare in fretta e furia! Come al solito, abbiamo 48 ore per organizzarci la vita, ma essendo ormai quotidianità, non ci perdiamo d’animo.

Primo passo: Town Hall, ossia il Comune ma con molte mansioni. La gentilissima impiegata mi dà un faldone di nomi di Day nurseries (asili) e Childminders (le babysitter che tengono i bambini a casa), tutti rigorosamente registrati all’Ofsted.

In questi fogli ci sono i loro dati, l’indirizzo, la tariffa oraria o settimanale, lingue parlate, obbiettivi professionali, menù prevalente, esigenze speciali (se per esempio provvedono a cucinare anche per bambini con allergie o diete speciali).

Secondo passo: scremare. Ciò che non convince, o tariffe troppo alte.

Terzo passo: cercare su google map la distanza di ogni singola childminder.

Quarto passo: chiamare per vedere se hanno posto

Sesto passo: pregare che ne abbiano

Settimo passo: volare a visitarle.

Venerdì pomeriggio inizio a chiamare, e trovo due childminders che mi riceveranno anche di sabato pomeriggio (ricordate, qui il mondo SI FERMA a partire da venerdì ore 17.00. Nel weekend è vietato persino fare miracoli!)

Primo incontro: Nuru. Una coppia con figli, originari di Zanzibar. Ci apre la porta lei, con lo chador, e lui con la tipica tunica. Una casa orientale, in un bel complesso di case, di un bel rione di Bournemouth. Silenzio e pace, due persone calme e simpatiche, estremamente accomodanti. Una calda accoglienza che ci ha riscaldato la giornata. Lui è un insegnante di inglese, lei svolge a tempo pieno il lavoro di childminder. Flessibilità massima, e disponibilità a parlare anche lo swahili, che è una cosa che noi gradiremmo molto. CI hanno trasmesso una bella sensazione, ma non vogliamo fermarci.

Secondo incontro: Magda. Dietro casa, un appartamento completamente fatto a misura di bambino. Tantissimo giochi, i conigli in giardino per la pet therapy (o per cucinare…non so). Una coppia giovane, polacchi entrambi. Siamo stati avvolti da una gelida ondata, che ci ha fatto retrocedere all’istante. Non c’è qualcosa di sbagliato, forse sono i modi diversi che mi hanno colpita…molto veloce e sbrigativa, poco calore e accoglienza.

Ovviamente abbiamo scelto Nuru, lei e il marito ci hanno conquistato.

Il primo giorno della nostra piccola è andato abbastanza bene, le piacciono queste due persone così diverse, con questa voce profonda e il sorriso sempre in fase On.

Ovviamente, per ogni professionista registrato all’Ofsted c’è un rapporto pubblico, che dettaglia in modo maniacale l’ispezione annuale. Nel rapporto c’è scritto tutto sulle attività e il modo di relazionarsi al bambino, sull’igiene e il rispetto delle norme di sicurezza, sul grado di preparazione della childminder, sulle prospettive di sviluppo che presenta. C’è piaciuto anche il rapporto.

 

CONSIGLI:

Muovetevi da prima. Non scegliete all’ultimo, è una corsa che non serve a niente. Anche se è vero che potreste innamorarti di una childminder che però alla fine, quando vi servirà, potrebbe non avere posto…in ogni caso, se non siete provvisti del nostro grande cxxo, che però non possiamo prestarvi, è altamente consigliato muoversi in anticipo, e visitarne ALMENO cinque.

Preparatevi anche a sborsare almeno 250 euro a settimana, che potreste poi avere in parte rimborsate SE E SOLO SE superate le 16 ore di lavoro settimanali.

Se avete domande, contattateci!

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2 thoughts on “La Tata!

  1. duran63 ha detto:

    250 euro a settimana?? Caspita

    • gliespatriati ha detto:

      Si…delirio!
      E ora ho chiesto le mitiche ”working tax credit” per avere almeno una percentuale di rimborso.
      Peccato che non possa ancora chiederle, essendo il mio National Insurance Number TROPPO nuovo, e non lo vedono nei terminali.
      L’Italia mi insegue! 😀

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