Sales Assistant

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21 novembre 2012 di Espatrio Isterico

La cosa bella del lavorare qui è che a parte non rimanere mai senza lavoro, tutto ciò che fai ha un nome figo.

Cioè, tradotto è meglio che in italiano. Cleaner: pulisci. Warehouse Assistant: operaio.

Sales Assistant è il mio nuovo ruolo. Insomma, dopo aver sgrassato le docce dei milionari, pulito case ecosostenibili ed ecobellissime, dopo aver lavorato in fabbrica, ecco che finalmente inizio a fare un lavoro che più o meno ritengo migliore.

Sembra figo, ma adesso vi spiego cosa è.

Lavoro per una famosa catena inglese di abbigliamento e casalinghi. Trattasi di articoli di fascia medio alta, più alta che media. Quando dico dove lavoro, tutti sobbalzano, e io ancora mi chiedo come mai.

Entro dal retro di questo grandissimo edificio, passo in un paio di androni stretti, e arrivo alla porta blindata. Digito un codice che sbaglio tre volte su quattro, ed arrivo all’ufficio security. Non c’è mai nessuno in questo ufficio, perciò entro dentro, chiedo alle colleghe di chiamare il tizio, vado a spogliarmi. Il tizio arriva, mi dà le chiavi dell’armadietto, e io in cambio gli lascio la patente. Deposito la borsa e vado al terzo piano, Home. Chiaramente lo staff dovrebbe passare per i percorsi interni, non nelle scale pubbliche. Ecco, mi perdo 6 o 7 volte, e alla fine arrivo al terzo piano. Mi investe il profumo delle candele per la casa e il bye bye acuto delle colleghe. Perchè urlino in quel modo barbaro bye bye, merita di essere studiato da un team di antropologia culturale.

Ecco le mansioni. Cercare la porta per il magazzino, digitare un altro codice, spingermi con tutto il peso per spalancarla sperando non ci sia gente dietro. Chiudere la porta, aprirne un’altra. Saltare tra gli scatoloni del magazzino e cercare quelli con il codice 13… Aprire scatolone, caricare nella ”cage” (gabbia) tutto quello che ci sta.

Portare la gabbia in reparto è un’azione nella quale rischi tu e sopratutto gli altri. Per motivarmi cerco di attribuire un paio di punti a tutto ciò che vedo. Siccome tutto ciò che vedo costa quanto un anno di lavoro, è meglio che stia attenta a non fare punti…quindi, evito il pentolame, le ceramiche, Le crueset, Jamie Oliver’s, la macchina Nespresso che come facciano a bere il caffè così non lo so, il reparto cristalli che ogni decanter costa un mese di lavoro, e finalmente, parcheggio la gabbia al suo posto. Accanto a un’altra, vuota.

Inizia il divertimento. Prendo una specie di cellulare che se premi un pulsante sul codice a barre ti da il prezzo. Questo aggeggio è fonte di dannazione per me, perchè ogni tanto emette dei suoni, qualcuno chiama e non rispondo mai, tipo ricetrasmittente, che già non capisco al telefono, figurati con quella, in inglese! Ogni tanto invece chiama i colleghi, che arrivano sorridendo, chiedendo: tutto ok? e io all’inizio, con quel sorriso da rincoglionita, ”si certo, perchè???”. Insomma, punto il codice a barre e ho due possibilità:

ok il prezzo è giusto: porto l’oggetto nello scaffale

no il prezzo non è corretto: deposito da una parte e chiedo aiuto.

Portare l’oggetto nello scaffale è un’operazione complicata. Praticamente vago per il negozio alla caccia di articoli simili. Se è una pentola no problem: le pentole si vedono, cerchi la marca e la misura e ce la schiaffi in mezzo. Se invece è un cuore in lega metallica bianca, con su scritto merry christmas, dove cacchio va?? Cosa è? Quale è l’uso? E quindi vaghi e vaghi, alla ricerca dei cazzabubboli fratelli, finchè non trovi un collega sorridente che con fare sicuro ti dice: dear, you seem lost… MA VA’?

Se dopo questa ricerca, ne trovi duecento uguali, allora riporti il cazzabubbolo indietro, e lo metti nell’altra cage…comparto ‘’excess’’. Che all’inizio l’ho pronunciato essex, con grande divertimento del mio collega.

Nel frattempo che guardi gli articoli, i prezzi e cerchi di tirare fuori le abilità del ‘’memory’’ utilissimo gioco di infanzia (avessi giocato di più…!), ti ferma la classico cliente, chiedendo un cupcake. Signora, guardi, io so cosa è la cake, ma la cupcake proprio…e quindi le dici di aspettare un momento PLEASE, che chiami il collega, please. e nel frattempo che torni indietro ti ferma un’altra signora che vorrebbe quell’affare che serve quando nella torta devi mettere lo zucchero filato. Lo stampo? No. Il setaccio? No. Signora, vuole la bacchetta magica? Un ferro da stiro? Un aiuto per mangiarla? La volontà? Uno chef? Signora, che cacchio vuole??! Liquidi la signora confusa tra gli scaffali, e torni indietro. e ti ferma un altro, perchè vuole quella tazza. Si, ce n’è una qui, ma sono sei. Ecco, guardi, se ce ne sono OTTO, le prendo sennò niente. E corri a controllare se ci sono servizi da aprire, che sennò non compra questa! Torno indietro, prendo gli altri articoli. Eccone un’altra. Vorrei questa fascia dimagrante, però taglia XS. (Scusami, hai la XS e vuoi la fascia dimagrante??) Ma certo signora, controllo subito…ecco, no, mi dispiace parte solo dalla M (minchiona!). Giro per portare gli articoli, mi ferma un signore. Richiesta: MISTERO. Corro indietro a chiamare il collega, non posso certo dire che non ho assolutamente capito cosa volesse il signore…! E così via, tutto il pomeriggio.

In sostanza, il mio lavoro attuale è girare come uno zombie tra gli scaffali di un prestigioso negozio, sistemando roba che NON posso permettermi, e la gente mi invidia un casino perché lavoro proprio LI’. Io invece invidio un casino chi compra LI’!

COMUNQUE, Sales Assistant vuol dire commessa. Però sembrava figo…!

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3 thoughts on “Sales Assistant

  1. Francesca ha detto:

    Figo! Davvero Sarè!!! Meglio dei bagni..,

  2. […] ricordate il mio lavoro di Sales Assistant ? Non mi avevano rinnovato il contratto, no? E quindi mi ha assalita la depressione, insieme a un […]

  3. […] ero qui, ho iniziato a lavorare come commessa, e ho scritto, credo, i post piú esilaranti (uno é questo, uno é questo, e gli altri cercateli da solo!). Capivo poco e niente, parlavo abbastanza maluccio, […]

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