Due gabbiani con un tramezzino

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3 dicembre 2012 di Espatrio Isterico

Oggi avevo una giornata di training.

Ore 7 in piedi, solito tran tran con i bambini, e l’unico obbiettivo era uscire di casa alle ore 8.45. Missione: portare Jana dalla childminder, che abita a 13 minuti a piedi casa. Tre minuti per sparare il fagotto dalla nostra santa donna, e poi dritta attraverso Dean Park, altri 11 minuti a piedi, per raggiungere la Square e il mio posto di lavoro.

Insomma…che sarà mai?

Che sarà mai eccolo: ero pronta, prontissima! L’uniforme perfettamente lavata e pronta da indossare, il fagotto vestito e insolitamente calmo…ed ecco che … ORRORE! L’orlo dei pantaloni era disfatto. Completamente disintegrato! Mamma dove seiiiiii? Mia mamma è la maga dell’orlo. I suoi orli durano nel tempo. Sembra tutto semplice, ti dice: metti il pantalone così, metti quel coso, stiri, aspetti ed è fatto! E’ semplice! Però dai che te lo faccio io… Il mio orlo, invece, orgogliosamente confezionato avantieri, è durato due giorni. DUE. E pensare che mentre lo facevo dicevo: aveva ragione mamma eh…adesso la chiamo e le dico tiè! ho imparato a fare l’orlo! vedi che potevo espatriare???

Emergenza panico e terrore. Prendo i pantaloni e il maledetto coso per l’orlo, accendo il ferro da stiro a mille, e inizio come una pazza a mettere tutti questi cosi per rattoppare il disastro. Con la mano destra stiravo, con la sinistra tenevo, con la gamba destra cacciavo via Public Enemy che desiderava ardentemente bruciarsi la mano. Il tutto china sulla sedia, perchè figurati se ho preso l’asse da stiro! Ho il ferro per miracolo!

Riesco a raffazzonare questo vergognoso orlo e mi precipito fuori casa. Orario 9.02. cacchioooooooooooooooooo!

Inizio a correre con il passeggino e inizia a piovere. Che culo. Arrivo dalla tata, le sparo la bambina a razzo dentro casa ed esco urlandole di prendere il bambino da scuola, che sarei tornata alle 5.30. Lei mi dedica un enorme sorriso africano di benedizione e acchiappa la bimba. Attraverso Dean Park pensando come al solito ”speriamo di non incontrare un serial killer” e arrivo al centro. Ore 9.30 stavo scivolando negli anditi dell’ufficio. Ce l’ho fatta anche oggi!

Qui il training non è cosa da poco. 7 ore e 30 di apprendimento sulla gestione della cassa. Sembra una fesseria? Scordatelo!

Ci hanno addirittura messo su tre casse (training) ma perfettamente funzionanti, con delle carte di credito vere adattate al training, con i voucher e tutte le cose che serve sapere per lavorare in questa grande azienda.

Prima che iniziassi davvero a parlare lingue sconosciute, la sales manager ci ha concesso la pausa pranzo.

Ieri ero davvero triste, ma le mie emozioni subiscono delle variazioni tali da rendermi affidabile come un bambino di tre anni, perciò tutto è soggetto a rapidi evoluzioni. Oggi però il buonumore sarebbe venuto a chiunque.

Esco sulla piazza e vedo: il carosello, la renna che racconta barzellette (giuro), un babbo natale che si arrampica. Sterzo nei lower park, ed ecco la confortante e gigantesca mongolfiera, e i giardini di una rara bellezza, sotto un cielo sereno.

Mi siedo su una panchina con il tramezzino e il cellulare per chiamare l’amato marito. Finalmente relax.

Sbagliato. Subito mi fa compagnia il primo gabbiano. Ora, il gabbiano è un animale inquietante. Questo aveva l’aria di chi non molla mai. Mi guardava proprio con insistenza. E ne arriva un altro dietro. Mi hanno accerchiata. Guardavano il tramezzino, che tra l’altro faceva anche vagamente schifo. O Dio, che faccio ora? Mi guardavano e si avvicinavano loschi, con fare indifferente. Era una sfida. Sono scoppiata a ridere, e un passante si è fermato a guardare la scena ridendo.

Ok, decido di dividere il terribile pranzo con i gabbiani e gli allungo un pezzo. Subito lo prende. Il secondo mi guarda male e si avvicina. E tieni anche tu và…all’improvviso mi sono trovata accerchiata da ogni volatile. C’era una voliera attorno alla panchina! Sono scappata!

Felice di aver diviso il pranzo con dei volatili che mi hanno fatto capire che li chi era di troppo ero io, mi sono avviata giù…sull’oceano.

Una passeggiata sul lungo mare, con quel profumo bello dell’acqua salata senza il tanfo marcio delle alghe al sole.

Gente che passeggiava, gabbiani che mi ignoravano, bambini e mamme, un sacco di persone calme li, che si godevano una discreta giornata di dicembre senza pretese.

Eccolo qui, il mio posto nel mondo…il mare, le onde, in vento, e il chiacchiericcio sereno.

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