La pagherai…

14 dicembre 2012 di Espatrio Isterico

Oggi.

Lavorando in cassa, un carnaio di shoppers natalizi isterici, si presenta una tizia tutta distinta.

Pronuncia una frase incomprensibile…sembrava chiedesse ”vouchers”. Sorry? ripete la frase UGUALE, che minchia, se ti chiedo di ripetere è perchè NON ho capito, no? quindi ripeti sta cazzo di frase, darling… la cliente era piuttosto agitata, sgarbata e infastidita.

Ripete la frase uguale. Dietro le sue spalle il mio collega si sbracciava, facendo segno di NO. Dico alla signora che il mio collega può aiutarla, e la vedo che discute con il mio collega…il quale torna poco dopo dicendomi che la signora era piuttosto ”annoyed” (principio di incazzatura, diamoci la mano, bbbbelllla!) e che gli ha chiesto (testuali parole):

ASSUMETE GENTE CHE NON SA PARLARE INGLESE?

Mi sono incazzata. Ferocemente. Profondamente. Ho spiegato ai miei colleghi che io NON chiederò scusa MAI nella mia vita, per il fatto di non essere inglese, per essere donna, per vivere in un paese straniero. NON permetto a nessuno di discriminarmi per la mia lingua o per la mia pronuncia. Questo atteggiamento discriminatorio è palesemente lesivo nei miei confronti, e che mi aspetto che NESSUNO si aspetti da me MAI  e per NESSUN motivo, di sottomettermi a cose di questo tipo. Loro mi hanno dato ragione, il mio collega africano mi ha abbracciata, e siamo tornati al nostro lavoro. Volevo solo piangere.

che ingiustizia…

ma poi…ma poi…ho ricordato una cosa che avevo quasi dimenticato…

Era la calda estate del 2007, ero in attesa del mio secondo figlio. Le mie giornate da gestanti prevedevano lunghi sonnellini pomeridiani, passeggiata da 8 minuti e gelato nel solito bar davanti alla chiesa, al centro della cittadina.

Sono sempre stata una cliente davvero pallosa. Al bar chiedo il caffè shackerato con zucchero di canna, ma uno però, e l’acqua mischiata, un pò calda e un pò fredda. Il marocchino lo desidero con un caffè normale non ristretto, doppio strato di x e y e z. E voglio sempre questo un pò così e un pò cosà e chiedo le cose in varie volte, e molti fazzolettini, ma non di quelli del dispenser, giammai, me ne porti normali! ah, le arachidi, tostate, per favore, zero alsaziani, solo quelli normali eh! L’aperitivo per favore, uno poco alcolico con ghiaccio e arancia…anzi no, me ne porti uno analcolico, arancia e poco ghiaccio, e magari zucchero nel bordo! Il gelato…ma è artigianale? quale latte usate, scusi? ok, allora mi porta una coppa, anzi un cono ma quello grande, con due cialde diverse, grazie.

Quell’estate ho raggiunto il picco massimo dell’intolleranza con un cameriere. Ordinavo caffè normale e arrivava macchiato, fazzolettini che non arrivavano, gelati a quattro gusti che diventavano due e anche sbagliati! Ho pensato avesse problemi di apprendimento e mi dava un fastidio enorme, io non potevo tollerarlo! Sono al bar? sto pagando? e allora porta ciò che dico, cacchio!

Alla fine ho deciso di lamentarmi. Ho acchiappato la titolare e le ho espresso tutto il mio malessere (figurati…) per queste imperdonabili (figurati…) mancanze del cameriere. La titolare, dolcissima, con la sua pelle chiara e la sua voce calma mi ha detto: Sara, è appena arrivato…a volte non capisce bene, dobbiamo avere pazienza…è rumeno. Ma sta imparando, abbi fede.”

Mi sono sentita abbastanza miserabile, ma reclamavo comunque il mio diritto di cliente a essere servita come si deve.

CHI L’AVREBBE MAI DETTO….L’HO PAGATA!

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