IL TRAUMA

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11 gennaio 2013 di Espatrio Isterico

Chissà che trauma. Ommioddio ma non sei preoccupata per lo shock?

Oh poveri bambini, sbattuti all’improvviso in un’altra cultura!

Attenzione, gente, che quando partite con bambini per una vacanza estera di qualche decennio, la società andrà in subbuglio, e subito dopo ci andrete voi.

Il trauma e lo shock saranno due parole perennemente presenti nell’immaginario collettivo di chiunque vi incroci per strada, e sfortunatamente…anche nel loro vocabolario.

Sciabola, pena di morte e machete a voi che, sciagurati, insensibili e snaturati, portate via i vostri bambini per darli in pasto agli inglesi (o chi per loro).

Vi scrivo per risollevarvi dal burrone emotivo nel quale vi hanno cacciati, perchè avendo tre figli di tre età diverse, posso permettermi di  essere un ottimo campione statistico.

Il primo a essere inserito è stato Ivan, nel primo anno di elementari, perchè ha cinque anni, e qui a cinque anni ti acciuffano e ti piazzano in prima elementare, volente o nolente.

Dopo tre mesi, intervallati da 20 giorni di vacanze natalizie, Ivan non manifesta alcun problema. E’ felice, è stato accolto benissimo, le maestre lo adorano, le compagnette si sbracciano e guardano male anche me quando lo bacio. Parla un pò di inglese, capisce abbastanza bene, le maestre stanno prendendo lezioni di italiano, e siamo tutti felici e contenti.

L’ultima inserita è stata proprio lei, piccola M. 10 anni, 5 anno di elementari in Italia. Incredibilmente brava, tutto 10 perchè non esiste un voto più alto. Brava, studiosa, diligente e collaborativa. Avreste mai il coraggio di spostarla? Oh, chissà che trauma!

Ho passato il suo primo giorno di scuola a metà tra la risata isterica e il pianto, in questo continuo bipolarismo comportamentale che mi ha resa di difficile sopportabilità. Pensavo di continuo: è così dolce…è così timida…ora mi chiamano che l’hanno picchiata! Il bullismo! Ora vado a prenderla e mi dice urlando che vuole tornare in Italia, che sono un mostro insensibile, che le ho rovinato la vita (nè è capace, credetemi).

L’ho osservata mentre usciva, investigavo la sua camminata, il suo sguardo…niente di strano. Come va?

”Benissimo! Mi sono divertita tantissimo! Che bello!” e subito dopo è arrivata la maestra per complimentarsi con me (è mia figlia eh!) e nel frattempo lei è stata circondata dai suoi nuovi amici. Parlava in spagnolo con le compagne spagnole, in inglese con gli inglesi, e a tutti insegna l’italiano.

Cosa posso dire…

Siete sicuri che sia solo una questione di fortuna?

O forse sono davvero molti i limiti che ci imponiamo pur di non affrontare il cambiamento?

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2 thoughts on “IL TRAUMA

  1. daniela brutti ha detto:

    Ciao!!!! Adoro il tuo blog!!!! Volevo chiederti una cosa: per iscrivere la tua primogenita hai dovuto aspettare che arrivasse in Inghilterra o hai potuto iniziare le pratiche prima?? Grazie!!!

  2. Solo una parola GRAZIE! Questo post mi ha davvero confortata tantissimo! Ho lavorato in UK per un paio d’anni e sono stata benissimo sono tornata in Italia per comodità quando ero incinta ma adesso che il mio bimbo ha 4 anni, io e mio marito stiamo davvero valutando la possibilità di tornare in UK.
    Unico grande ostacolo? La mia paura per lui, il mio bimbo, perchè è una scelta nostra, lui qui ha la famiglia, il trauma non parla inglese e bla bla bla può sembrare stupido ma questo post mi ha davvero aiutata e mi ha dato una speranza quindi grazie per averlo postato
    Valentina

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