Quegli altri Italiani all’estero

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21 gennaio 2013 di Espatrio Isterico

Ammetto di essere andata via dall’Italia sbattendo la porta dietro di me.

Mentalmente ho fatto la lista degli “orrori” italiani, e di tutto ciò che non mi sarebbe mancato di questo paese così bello e così mal governato.

Mi facevano una discreta rabbia tutti coloro che hanno lasciato che le cose andassero così, senza però riuscire a identificare i responsabili.

Arrivata qui ho avuto le mie belle batoste, come tutti. Mi aspetto che non mi dia una mano uno del posto, anche se la prendo male, perchè se solo ci stringessimo un pochino di più, in questo mondo, staremmo tutti più al caldo… Ma che tra italiani non ci sia solidarietà, bè, questo mi sconcerta e mi fa abbastanza incazzare.

Ho scritto un post, a tal riguardo, sugli Italiani all’estero.

Ci sono italiani (sentiti personalmente) che dicono apertamente: gli italiani non li aiuterò mai. Una posizione così netta e così triste scaturisce talvolta dalla delusione provata in passata, immagino. Gli italiani sono razzisti, ce l’hanno con tutti, specialmente con i conterranei. Ho pensato “non voglio diventare così!”. Sono cresciuta respirando il profumo della solidarietà, grazie a un padre che apriva la casa e il proprio cuore a chiunque ne avesse necessità. Quanto mi è caro questo grande insegnamento, forse la cosa più bella che potessi ricevere in eredità. Ho pensato che il mio compito è quello di guarire me stessa da questa rabbia, e dare di più, se ho intenzione di incontrare persone sulla mia stessa lunghezza d’onda.

Poi, è accaduto che in questi ultimi giorni ho incontrato molti italiani espatriati, come noi, con i quali abbiamo stretto amicizia su facebook. Mi sono sentita quasi in colpa, e mi sono chiesta se per caso non ci fossi andata giù troppo pesante. Arrivando alla conclusione che purtroppo in molti casi le cose stanno tristemente così: sono in molti a dimenticare gli sforzi fatti per garantirsi un futuro migliore, e tu che sei l’ultimo arrivato, ti arrangi.

Stamattina mi sono collegata velocemente al gruppo di expat. Ho letto un appello per aiutare una bambina in procinto di partire negli Usa con i suoi genitori, che dovrà affrontare operazioni chirurgiche delicatissime. Sotto questo post, una sfilza di italiani della zona, che si mettevano a disposizione per ospitare, accompagnare, tradurre ect ect.

Mi sono commossa, mi sono sentita a casa, in una casa virtuale ma altrettanto calda, in una casa che non trovi tra quattro mura, e che non ti serve ammobiliare.

Non siamo soli, non siamo soli MAI.

Ricordatevelo quando non saprete dove sbattere la testa…

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