Squarcio in paradiso

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29 gennaio 2013 di Espatrio Isterico

Il bilancio del nostro tempo in Uk è più che positivo. Ottimi servizi, ottime scuole, ottime condizioni lavorative, ottime opportunità.

Parrebbe essere l’Eldorado, MA ci sono delle cose che mando giù a fatica.

Il problema della sicurezza sociale esiste. In Inghilterra si beve tanto, l’alcolismo provoca emarginazione, e l’emarginazione provoca violenza, in una spirale che ti lascia impotente e scoraggiato. Finora non abbiamo avuto alcun problema con le (tante) persone alcolizzate ed emarginate che vediamo tutti i giorni.

Un problema che stiamo invece testando, è il bullismo.

Ho sempre pensato che il fenomeno del bullismo sia una cosa vecchia con un nome nuovo, e ho incoraggiato i miei figli a comportarsi bene e rispettosamente, a patto che gli altri lo fossero con loro. In caso contrario, li ho incoraggiati a dare il calcio in culo e la sberla, in caso subissero anche solo un tentativo di abuso fisico.

E quindi ho passato mesi a farmi le seghe mentali per Martina, che ha dieci anni ed è di una bellezza disarmante, oltre a essere spesso taciturna e riservata. Con Ivan ero a posto, secondo me.

Sbagliato. Martina sarebbe capace di sollevare a calci nel sedere chiunque, ma siccome ci sa proprio fare, riesce a tenere a bada i bulli. Ivan, invece, ha iniziato a sentirsi “male”, improvvisamente poco prima di andare a scuola.

Ho scoperto che una sua compagnetta di scuola, di tanto in tanto (cinque giorni su sei) lo disturba, lo insulta, lo picchia. A cinque anni?!

A parte l’enorme dispiacere provato, ho sentito la rabbia di una tigre in gabbia. La bambina in questione è quella che Ivan chiamava “la compagnetta marron”, ovviamente per descriverla. Ma io per evitare che Ivan la vedesse diversamente, ho cercato di lavorare con lui facendogli tutto un discorso sull’uguaglianza e sul rispetto tra provenienze diverse. Ecco che Ivan subisce le molestie di questa bambina, al punto che non vuole più andare a scuola.

I miei angeli custodi, Nuru e Baba (i tati di Jana), mi hanno detto che sarebbero andati loro, a scuola, a parlare con i genitori della bambina, perchè tra africani si sarebbero capiti. Ma non è quello che sto cercando, e non è quello che voglio trovare.

Ho immediatamente chiesto a Ivan di reagire, e di reagire male. La risposta? “No, non lo faccio, non mi piace, non è giusto”.

Come al solito, sono i figli che mi insegnano a essere madre, e quindi ho affrontato la questione con la scuola, scrivendo una nota ufficiale sul diario scolastico (non è come quello che i bambini portano a scuola, è molto di più: la scuola glielo dà, ed è un mezzo ufficiale di comunicazione tra la famiglia e la scuola). L’insegnante ha immediatamente preso provvedimenti, incoraggiando la classe a riconoscere i comportamenti violenti e ad arginarli.

Ciò che mi colpisce di questa situazione non è il problema in sè, ma il mio personale squarcio in paradiso. La mia assenza di sicurezza, e l’incapacità (perlomeno iniziale) di far fronte a questi problemi con calma e moderazione.

In una nazione dove si stima che il bullismo sia un problema grave per circa trecentomila vittime all’anno, e che ci siano circa 15 suicidi tra i 10 e i 14 anni a causa di questo comportamento, direi che ho molto più lavoro da fare, sia come persona, sia come madre.

E che dio, o chi per lui, me la mandi buona.

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