Once a migrant, always a migrant

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26 maggio 2013 di Espatrio Isterico

“Mamma, ma andiamo nella vecchia casa? Ma quando impariamo bene l’inglese, possiamo tornare in Sardegna?”  –  “Ma perchè amore, non stai bene qui?”  –  “Si, sto bene, mi piace, ma quando torniamo?”.

TORNARE….

Queste sue domande mi caricano di una grande nostalgia, mi viene da piangere, e non so nemmeno perchè. Non mi manca la mia vita in Italia. Possono mancarmi i miei familiari, i miei amici, ma la casa, il lavoro, la vita in sè non mi manca. Eppure la nostalgia (canagliaaa!) mi prende alla gola, seppure le domande di Ivan non siano colme di tristezza, e lui dica di stare bene.

TORNARE…

Come posso tornare? Mi sento una disadattata. Non so nemmeno se ci posso tornare alla vita di prima. Mi annoio a stare un mese nello stesso lavoro, voglio cambiare ogni giorno vestito, colore, trucco, pettinatura, mansioni, lingua ect ect. Ora mi è girato che voglio studiare francese, tedesco, spagnolo e arabo. E vedrai che lo faccio! Non capisco come ho fatto a stare anni nello stesso posto, non me lo spiego. Mi sembra lontano secoli. Se domani mi offrissero un lavoro in Cina, partirei. Anzi, non vedrei l’ora!

In tutto questo, mi sento travolta da un tir. Ho il lavoro, la casa bella, i soldi, il tempo libero, i viaggi, la famiglia, gli amici, le lingue straniere, gli eventi culturali. Semplice, ciò che volevo eccolo qui. Il resto poi scivola, le distanze non esistono più, la vita è flessibile come l’acqua… al punto che stamattina mio marito si è messo a guardare le banconote estere che Martina sta collezionando, è sceso in cucina e mi ha detto: “Mi è venuta voglia di viaggiare!” – “Oh, bene, dove andiamo?”  –  “Nuova Zelanda!”  –  “Ok, ma vuoi andare da solo o tutti insieme?”  –  “No, non stai capendo, vorrei andarci a vivere!”

La mia reazione è stata: ok, parti tu quando vuoi, guarda il posto, poi torna a prenderci.

Dentro me, in fondo, ho capito che sarò sempre migrante. Ho smantellato la casa fisica e me la sono messa dentro, la casa. Ho tutto ciò che mi serve, qui dentro. Quindi posso spostarmi, nel globo, e non mi causa ansia o paura. So solo che sono come una lumaca, me la porto appresso, anche se posso metterci del tempo per farlo, non me ne frega nulla, miro e vado.

Mi chiedo se troverò atterraggio, un giorno, se troverò un posto da chiamare “Casa”, ancora.

O se la saggezza della cara zia emigrata, straemigrata, reimmigrata dice sempre la verità:

“Una volta emigrato, sei sempre emigrato”

 

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One thought on “Once a migrant, always a migrant

  1. Moky Sempre Mamma ha detto:

    Bella considerazione…
    Mio marito parla di partire, io sono pronta a lasciare tutto, lui no, troppo legato ai genitori, si sente di abbandonarli, finchè sarà così, non partiremo mai, lui lo rimpiangerà.
    Io meno, io mi adatto, sono più plasmabile.

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