In God they trust

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29 maggio 2013 di Espatrio Isterico

Gli americani si fidano di Dio.

Gli inglesi di nessuno.

Quando vieni assunto qui in UK, ti danno di tutto. Badge, sciarpa con la griffe, borse, penne dell’azienda, vouchers! I vouchers! Voucher per comprare la bicicletta per andare a lavoro, per mangiare, per lo shopping, per I bambini, per avere sconti! Ti danno il welcome pack, che sembra tanto quel cofanetto che danno alle neo mamme, che mia zia un giorno me ne ha recapitati VENTIQUATTRO, lo giuro, e anche se erano tutti uguali io li ho aperti uno a uno, dicendo wow che bello tutte le ventiquattro volte. Sono fatta cosi’. Dicevo, quando ti assumono fai festa non per il lavoro in se, ma perche’ ti accolgono tanto tanto bene.

Siamo una famiglia! (appunto…)

Nell’azienda dove lavoro io, siamo davvero una famiglia molto unita, come quelle che trovi nei paesi piccolini di provincia. Come ti muovi, lo sanno anche gli zii in Australia. Siamo talmente fiduciosi in te, che sei monitorato ogni secondo, ma mica per scherzo: con le telecamere puntate! SEMPRE! Ora, per chi fosse curioso di conoscere come sono fatta, potrei darvi l’indirizzo dell’head office. Avrete l’onore di vedermi sotto ben quattro angolazioni diverse! E siccome proprio si fidano, c’e’ anche il registratore vocale, che spunta come un cobra da sopra il soffitto.

Ora si che mi sento bene, badronne.

E siccome tutto questo NON era abbastanza, hanno trattenuto il mio passaporto nell’ufficio risorse umane. Me lo restituiranno quando avranno le SETTE referenze che mi hanno richieste, con i moduli e i dati di ogni persona che mi conosce, debitamente compilati.

Ma potrebbe sembrare poco, dico io, meglio premurarsi. I miei colleghi hanno l’ordine di NON lasciarmi sola un minuto.

Quindi, ho capito subito che grattarmi il sedere a lavoro e’ sconsigliabile, cosi’ come parlare male del capo e dei colleghi (ma quanto mi stanno simpatici, sono proprio lovely, lo giuro!), discutere della propria vita sessuale, e raccontare dell’ultima volta che ero ubriaca nel pub irlandese.

Pero’, come dicono nei film, possono levarmi tutto ma non… la liberta’ di mandare tutti a quel paese in sardo stretto!

E quindi ecco che oggi ho detto (sottovoce, rivolta a un cliente): ma ite cazzu cheres tue?! (che cacchio vuoi?). La manager mi ha detto: sorry?

Risposta: mi domandavo, come si pronuncia questo cognome?

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One thought on “In God they trust

  1. Varrina Patrizio ha detto:

    …complimenti mia cara, oggi per la prima volta entro nel tuo blog, dopo esperienza Radio Capital chissà quanti saremo a sbirciare, comunque dicevo complimenti, per il coraggio che dimostrate e per la tenacia con cui portate avanti questa scelta.Non ti parla un residente, un sedere pesante , al contrario, ho già lasciato tutto 15 anni fà, ma da solo, ora mi ritrovo per una serie di motivi da capo a 12… ma a 38 anni mi risulta diverso e più impegnativo, con la responsabilità delle scelte, non condivise per un semplice sentimento di espatrio, lasciare un buonissimo lavoro in Italia oggi è più difficile di trovarlo…credimi.
    Io ti confido che non mollo, e che da qui a non sò quando, sarò li …da un’altra parte!

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