La Sindrome dello Straniero

30 maggio 2013 di Espatrio Isterico

Non importa quanto tu ti senta figo, pronto, preparato.

Una volta posate le tue valige in terra straniera, ti verrà la sindrome dello straniero, simile a quella del brutto anatroccolo. Diventi la Vittima numero 1, di tutto e tutti.

Non trovi posto in autobus? perchè sei straniero. Non passi i colloqui? perchè sei straniero. L’agenzia trattiene metà caparra? perchè sei straniero. Non ti rinnovano il contratto di lavoro? perchè sei straniero. Non capisci cosa dicono? perchè sei straniero.

Loro sono razzisti intolleranti, tu sei straniero. Sono piccolo, brutto e nero!

Cullati quanto ti pare, in questo confortante stato mentale, che spesso ti fa tornare in patria, al sicuro nella tua disoccupazione, dove almeno puoi sfogare la tua rabbia nella tua lingua! Sono soddisfazioni!!!

Stavo così bene, io, a lamentarmi della mia condizione di straniera. Se parlano sottovoce, stanno parlando male di me. Se sorridono mentre parlo, è perchè pensano che sono ridicola. E così via.

La mia sindrome è stata presa a calci dai fatti, ultimamente.

Innanzitutto, ricordate il mio lavoro di Sales Assistant ? Non mi avevano rinnovato il contratto, no? E quindi mi ha assalita la depressione, insieme a un buon 89% di insicurezza. Tutte le mie certezze professionali sono saltate all’aria, in soli due mesi di lavoro. ECCO. Un mio caro amico di qui è il miglior amico della manager. L’ho saputo per caso, mentre gli dicevo che la mia esperienza di lavoro nel megastore era stata devastante. Non mi hanno aiutata! Non mi potevano vedere! ma perchè sono straniera!!!

Lui, da buon amico quale è, è andato dalla sua amica a chiederle come mai con il mio livello di inglese e con la mia professionalità non ero andata bene all’azienda. E qui, SORPRESA!!! La povera Jenni ci è rimasta malissimo. Io sono piaciuta molto a lei e all’azienda, e li dentro tutti mi adoravano per la mia personalità frizzante e allegra. Non solo non hanno rinnovato nessun contratto, ma hanno licenziato due persone che c’erano da anni perchè stavano tagliando il personale.

AH…

Calcio numero due:

Mentre nel mio attuale lavoro sono monitorata, pressata e torturata dai controlli ossessivi, ho sentito i manager parlare dei colloqui di lavoro. Stanno selezionando personale. Fuori dal negozio c’è un cartello GRANDE COSI’: cercano personale. MMMMh.

Cali-Sara all’attacco: qua ci sono tutti da anni e anni. Nessuno sta andando via. Io non  parlo bene l’inglese, sono straniera, QUINDI mi stanno per fare fuori. BASTARDI. Ora li mollo. Cacchio, se li mollo! Vado dalla manager e le dico: oh? ma tu? ma chi ti credi di essere tu??! Anzi no. Domani non mi presento e basta. Anzi, aspetto a essere brava e poi gli faccio un ghigno. Ma no dai… non ce l’hanno con me. Invece si!

E così via, in quei pensieri maturi, razionali e responsabili che solo io sono capace di partorire a giorni alterni.

MA OGGI… mi hanno detto che stanno intervistando candidati perchè la mia collega, che c’è da anni e anni, va via a giugno, per seguire il fidanzato in un’altra città. Io ho rimpiazzato un’altra, e mi tengono perchè vado benissimo.

AH.

CONCLUSIONI:

è tutto nella tua testa. Nessuno ti vuole fare del male. Se tu ti senti inferiore, ti comporterai in modo strano, causando intorno a te delle reazioni conseguenti.

Quindi, vorrei dirti di rilassarti, sai, vorrei dirti di calmarti. Ma non posso.

Posso solo dirti: ASPETTA. DATTI TEMPO. Ormai sei qui. Lasciati andare!

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