Passaggio in Spagna

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10 agosto 2013 di Espatrio Isterico

Perchè, ma perchè capitano tutte a me perchèèèèèèèèèèèèèèè?

L’aereo che ho preso nel percorso England Sardinia a/r ha fatto scalo in Spagna.

E ti dirò che passare qualche ora in aeroporto non mi dispiace per niente. A me questi posti di passaggio piacciono, mi stimolano.

E’ stato frastornante un po’ tutto: fare il ticket velocemente, pagarlo 500 euro perchè mancavano due giorni alla partenza, i bagagli all’ultimo momento perchè sennò sembrerei una madre organizzata ect…

E quindi sono partita dalla gelida Inghilterra con un coprispiaggia nero, c’erano 15 gradi, e sono arrivata in Spagna che ce n’erano 30. Goduria.

Premetto che parlo spagnolo, ma ho scoperto che lo so parlare solo in Inghilterra. Perchè atterrata in Spagna mi sentivo un’italiana confusa e parlavo solo inglese, indignata dai controllori dell’ufficio passaporti, che hanno OSATO salutarmi con HOLA! E allora io ti rispondo con Hello e ti parlo solo in inglese!

Cioè, una volta che mi sono fatta un mazzo così per imparare la lingua del potere, fammi fare un po’ la figa dai! Un po’!

E vabbè, l’ho presa di punta. Dovete parlare l’inglese, è un aeroporto internazionale!

Avevo l’Ipad di mia figlia e dovevo ricaricarlo, perchè sennò in 6 ore di scalo dimmi che cosa fai?! Quindi mi serviva l’adattore dalla presa inglese a quella spagnola/italiana (Spagna e Italia hanno in comune molte disgrazie, prese incluse).

Vado nel negozio del piano terra e mi rivolgo nella Lingua del Potere. Questa mi dice che non mi capisce. Eh che palle. Va beh, glielo dico in spagnolo.

Risposta: FORSE lo vendono al duty free, ma si trova agli imbarchi. Se entri li non esci.

Ecco, guardi, a me le cose dove se entro non esco mi mettono l’ansia congenita, perciò non è che ci sarà nei pressi qualche negozio?

E la tipa va a chiedere all’ufficio informazioni, che era chiuso, OVVIAMENTE. Quindi entra dentro (accesso vietato al pubblico) e chiama il ragazzo delle informazioni, che stava mangiando un panino e guardando la tv. Dio, fulminalo! Il ragazzo informato mi chiede di dove sono e in un italiano misto a inglese e spagnolo mi spiega che FORSE lo vendono al duty free, ma si trova agli imbarchi. Se entri li non esci…

Daje.

Rassegnata e preoccupata dall’87% di batteria Ipad residua e 22% di batteria Iphone residua (vedo da qui i portatori insani di Apple stringersi a me con cordoglio), decido di fumare una sigaretta, ma non trovavo l’accendino.

Mi dirigo al bar.

Vengo accolta da una donnina delicata e un bel ragazzo moro con sopracciglio alzato, visibilmente disponibile a flirtare, roba dimenticata in Italia, perchè in Inghilterra non mi si fila nessuno, a parte quando sono ubriachi.

Il dialogo rigorosamente nella mia amata lingua inglese.

Io: scusi, vendete per caso accendini?

Moro: no, ma ti regalo il mio.

Io: no grazie, ne voglio comprare cinque o sei…

Moro: ma io vado a comprarteli!

Prima che potessi dire nulla, è uscito dal bar ed è andato a comprarli davvero, squadrandomi dalla A alla Z prestando particolarmente attenzione alla zona T e alla zona Q.

La donnina delicata mi ha preparato un strepitoso espresso, e non appena mi sono seduta al tavolino, è arrivata anche lei.

Lei: scusa, fammi vedere il tatuaggio sulla schiena!

Prima che finissi di dire Prego… ecco che mi abbassa l’abito per vedere un tatuaggio che arriva piuttosto in basso. E va beh…

Iniziamo a parlare con questa donna così simpatica e contagiosa, da farmi passare volentieri allo spagnolo. E si è unita anche la donna delle pulizie e un poliziotto. Gente allegra, spassosa, con voglia di ridere e conoscere.

Ah che bello, mi trasferisco qui!

Poi arriva un cliente. E quando arriva un cliente, si scatta sull’attenti eh, in Inghilterra molli tutto. Molli la telefonata, il manager, i soldi sul bancone, la merenda, il cuore di un paziente. Il cliente è un cliente. Ed ero dispiaciuta io! Oh no, un cliente, adesso non posso più chiacchierare con questa ragazza spagnola così divertente…

SBAGLIATO!

La barista ha salutato brevemente il cliente per poi CONTINUARE  parlare con me. Come niente fosse. E il cliente ascoltava e aspettava… sereno… che arrivasse il suo turno.

Io stavo in fibrillazione, volevo dirle scusa eh… ma quel signore, che faccio, lo servo io?

Lei nulla, parlava del padre che NON voleva che lei si tatuasse anche se lei ha solo 42 anni e una figlia di 15. Ah ecco… però quel cliente…

Alla fine, dopo almeno 15 minuti che stavo con il batticuore aspettando l’attacco isterico e la minaccia di Complaint da parte del cliente, ecco che la barista torna dietro il banco, e serve il cliente, continuando a parlare delle sue cose.

Il cliente ha bevuto una caffè, chiacchierato con noi. Nessun complaint, solo una frase tipo: 15 minuti per avere un caffè… che palle.

Che palle eh? In Inghilterra se non mi salutano quando entro, faccio un complaint. Se non mi servono nei primi 120 secondi chiamo il manager. Se aspetto più di 5 minuti chiamo la Nato.

Nel frattempo è tornato il moretto, mi ha dato l’accendino e mi ha proposto di andare con lui a bere una cosa… scusa, a parte che avrei mia figlia parcheggiata alle partenze, ma tu non stai lavorando?

Strizzata d’occhio con la collega: ma non fa nulla, ti accompagno al gate!

No grazie, scusa, magari la prossima eh… Grazie però eh…

A volte uscire dagli schemi fa bene.

Sopratutto a capire che in una nazione come la Spagna è meglio espatriare PRIMA di andare in Inghilterra! 🙂

 

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