Shit happens. Ma tutte a me?

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25 settembre 2013 di Espatrio Isterico

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No, tesoro, siamo in condivisione, io e te, puoi sempre contare su di me, quando c’é da dividere un attacco improvviso di sfiga concentrata.

Mi ha chiamata un’agenzia, un giorno, proponendomi un lavoro da interprete (mmh) italiana (mmmh bene) ben pagato (benissimo) da 40 ore settimanali (perfetto) a Christchurch (ok).

E ho fatto un test che ci ho messo un’ora e mezzo per metterci il mio tono ironico ma non troppo, tecnico ma non troppo, mio ma non troppo.

E l’ho passato con successo, e quindi: COLLOQUIO DI LAVORO. Zona industriale di Christchurch.

Non avrei mai pensato cosa mi avrebbe riservato questo venticinque di settembre…

Ore 8,10: treno per Christchurch – 8 minuti.

Mi sentivo figa da paura, poco trucco, abiti normali, due unghie spezzate con cerotto sopra, per fingere una bruciatura da fornello (ah, sa anche cucinare!) e un taglio da carta (ah quindi sa fare scartoffie!).

Niente rossetto rosso fuoco, ragazza acqua e sapone, brava gente, nessun tentativo di competere in caso di donne durante il colloquio, nessuna voglia di sedurre in caso di uomini (poco piacenti) durante il colloquio.

Dicevo, 8 minuti di treno, poi prendo il taxi e prima delle 8,45 sono in azienda. Ecco. Questo accade a te, a me accade quest’altro.

Arrivata a destinazione, la porta del treno (inglese, non indiano) non si apre. NON SI APRE. Il ragazzo che somministra schifezze a prezzo esorbitante indica il vagone successivo. La porta del maledetto vagone successivo non si apre. Cazzo. Quindi devi andare nell’altro. Certo. Hai presente la scena del titanic, quando Jack e Rose sono nel piano di sotto e vedono l’acqua arrivare a mille, proprio dall’uscita? Sostituisci l’acqua con le persone. Non si poteva passare, non finivano mai e stavano tutti entrando…

Il treno riparte. Ero disperata. Trovo una tizia con la quale prendermela, e le chiedo in modo brusco dove cacchio escooooo? Vagone successivo. Ma vai a fanculo, successivamente!

Arrivo al vagone successivo, quello molto successivo e mi spiaccico sulla porta, mi sono gechizzata sulla porta, come le manine di gomma delle patatine. Uguale. Chi tocca la porta, muore, parola di italiana!!

Arrivo alla stazione di Hinton Admiral, posto nel mezzo del niente. Taxi? nemmeno l’ombra. Devo tornare indietro. Prendo un treno 10 minuti dopo, incredula, e torno a CHristchurch, sempre incollata alla porta, che mi freghi una volta a me!!!

Scendo trionfante dal treno e salto sul primo taxi che, incredibilmente, parte subito.

Ma dopo un paio di minuti non mi ha ancora chiesto dove vado… ehm… scusiiii, dovrei andare alla zona industriale…

Lui: ah, non sei la Sig.ra Smith?

Io: not really…

Lui: oh no! corri, scendi e cerca un altro taxi, questo é prenotato!

Io: ma veram…

Lui: scendi!

Sono scesa dal taxi… e mi sono messa a correre per trovarne un altro.

Ho chiamato il numero che ho trovato sul taxi. Un altro devastante colloquio:

Io: mi serve un taxi alla stazione… 

Taxi: non abbiamo taxi liberi per i prossimi 15 minuti…

Io: oh no, ma ho un colloquio alle 9!

Taxi: non abbiamo taxi liberi per i prossimi 15 minuti…

Io: mi potrebbe dare almeno un numero di un collega?

Taxi: non sono tenuto a farlo! Ma poi, chi é lei?

Io: oh ma vaffanculooooooo!

E ho chiuso.

E scusate, ero al limite, davvero.

Cerco un altro numero su internet, ma la connessione é assente, perció mi metto a girare come una cretina col telefono all’insú aspettando il miracolo.

Fortunatamente, trovo una compagnia che mi manda il taxi in due minuti.

Fine del travaglio? NO!

Il tassista si perde nella zona industriale, cercando di convincermi a cercare l’azienda da sola, a piedi… COOOOOOOOOOOOOOSA?

Alla fine non so come, scopre che é l’ A L T R A zona industriale, quella N U O V A. Certamente…

E mi catapulta al colloquio, in ritardo.

Bene. Molto bene.

Citofono, rassegnata, isterica, preoccupata, e con il vago sentore che peggio di cosí non dovrebbe andare.

La tipa mi dice qualcosa di equivocabile ma capisco che devo sedermi lá.

Precipito su una poltrona comodissima, per circa 15 minuti, finché preoccupata chiedo se … sono nel posto giusto. In effetti no. Era la porta successiva… ah be, scusate, é vero, non ce l’ho di default, ma ci sto lavorando…

Per ragioni inspiegabili, il manager non ha cercato di lanciarmi da un tetto, non mi ha legata bendata e sacrificata al demonio, non sono stata rapita dagli alieni, e queste sono giá notizie positive.

In compenso, sappiate che sono tornata a letto e un piccione mi ha fatto la cacca su tutto il piano di sopra.

Ha ragione il tassista che mi ha portata indietro: oggi sarei dovuta rientrare a casa, ubriacarmi e dormire. Peggio di cosí, tanto, non puó andare.

FORSE.

 

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