Un anno fa…

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26 settembre 2013 di Espatrio Isterico

contavo le ore, in una casa semivuota, con tanti bagagli fatti, pieni di poche cose e di sicuro quelle sbagliate.

Un anno fa davanti a me c’era solo l’ignoto, e mi preparavo a muovere passi dei quali non conoscevo l’importanza.

Un anno fa mi aggrappavo a speranze, bugie e illusioni, e ognuna di queste mi ha donato nuovi volti.

Le certezze e i punti saldi sono saltati come cuciture di una sarta inesperta, sono saltate come mine, feriti inclusi, lasciando costruzioni diroccate, delle quali vedo ormai solo poche macerie. Non manderó nessuno a rimuoverle, le guarderó fumare per lasciarle alle spalle, e proseguire serena verso altro ignoto.

Perché l’ignoto é l’unica dolce certezza, non hai nient’altro di sicuro. Guarda bene le cose che dai per scontate, perché sono le prime che perdi, se le prenderá qualcun altro prima che tu possa rendertene conto.

E un anno fa guardavo un oceano scuro dalla finestra di un hotel, chiamavo le agenzie per cercare una casa, e ricevevo tanti no. E finalmente é arrivata anche la casa, ma senza mobili… si mangiava sulle valige, un anno fa, in un salotto desolato, e avevo solo voglia di piangere.

Un anno fa mi sono chiesta: ma cosa sto facendo. E poi mi sono chiesta: ma che ho fatto. E oggi mi chiedo: ma che cosa credevo di trovare.

Qualunque cosa stessi cercando, un anno fa, non l’ho trovata. Nessuna delle cose che ho cercato si é fatta viva. Ho invece trovato il dubbio, la paura, l’angoscia, la speranza, la precarietá. Mi sono cosparsa di cinismo e ho aperto le porte al menefreghismo, per arrangiarmi meglio, per imparare a fregarmene, che se la vita é questa, allora vale la pena tentarle tutte prima che la noia arrivi con la sua falce mortale.

Un anno fa ero un’altra persona, ero un’altra parte di me, che é come dire tutto e niente.

Perché espatriare questo é, tutto e niente. Cambi zona geografica, e a meno che non stia scavando in Kuwait cercando il petrolio, non trovi ció che cerchi, tanto meno trovi il petrolio. Se c’é differenza perdi un sacco di cose. Perdi treni, aerei, chiavi, pazienza, soldi. Perdi te stesso, o quantomeno l’immagine che hai di te stesso, e menomale la perdi, che é quella che ti serve meno.

Per cui, per il suo primo compleanno, questo espatrio pesa davvero un casino. Proprio come un bambino, non mi appartiene, é una cosa fatta per volare, é un’esperienza che puó essere giusta o sbagliata a seconda di quanto belli siano gli occhi di chi la guarda.

Quindi, se stai espatriando ora, dopo un anno sai che ti dico?

Niente, perché qualsiasi cosa ti dico non serve a nulla. E se dovessi dirti qualcosa ti direi: Welcome to the Jungle…

 

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