Sindrome dell’irreversibilitá

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23 ottobre 2013 di Espatrio Isterico

Io ce l’ho! anzi, ceeeellllhó.

Funziona cosí: sono in uno stato di benessere e sento che durerá per sempre. Ho un raffreddore, e anche questo sento che sará per sempre. Tipo che penso che non sentiró piú gli odori, e che saró sempre debole e via dicendo.

Ora, lo scorso inverno é durato tanto, talmente tanto, che l’inizio dell’estate per me era ancora inverno. Poi mi sono adattata all’unica estate inglese calda (del secolo, credo), e ho dimenticato l’inverno. Nel senso che quel freddo che morsica le ossa era un vago ricordo, lontano e innocuo. Lo dicevo ecco, dicevo ”porca miseria che inverno del menga” peró era tipo… che sogno brutto che ho fatto un mese fa! Lontano e inoffensivo.

Quindi, nella mia testa, é scattata l’irreversibilitá. Estate, é estate e lo sará sempre. Quindi uscivo a maniche corte anche con temperature discutibili, quindi il vestito e i sandali li porteró di sicuro anche a dicembre, no? Avevo il sentore che non avrei dovuto tirare fuori gli abiti invernali mai, per nessun motivo. Ho mentalmente trasferito le Canarie in Inghilterra, insomma.

Peró il tempo inglese é come la giustizia: non scherza per niente. E mi ha fatto scendere due giorni di inverno, ma inverno pieno. Solo due giorni. Abbastanza per barricarmi in casa e lamentarmi come fanno gli inglesi. Infatti sono settimane che cambio soldi alla gente che scappa dal freddo, ma io insisto con la manica corta.

Allora si pone il problema… vestiti. Che mi metto addosso? E giá. Come ti vesti in Inghilterra? Dirai, dettagli.

Si, dettagli. La mattina, prima delle 8, si apre il cielo. Temporale, tuoni e fulmini. Ed é bello sai, spingere il passeggino con una mano, tenere l’ombrello con l’altra, fermare Jana che toglie la cappottina impermeabile per bere l’acqua dalla fonte, Ivan che si ferma, Martina che sbatacchia qui e li. Il tutto dura circa 25 minuti di camminata tra una cosa e l’altra, se sono fortunata. Poi, alle 8,45 sono in ufficio. Ed ecco il sole. Primavera inoltrata, gente che passeggia felice. Alle 5, peró, poco prima che esca, ecco che arriva una brezzolina carina, preludio di un altro temporale. E di nuovo fulmini e saette, cosí recuperare i bambini sará di nuovo un gioco da ragazzi. Di quelli che si rotolano nel fango, per intenderci.

PERCHE’ NON USI UN OMBRELLO, Sara?

E giá, certo. Perché l’ombrello tascabile qui non lo puoi usare. Te lo vendono a un pound, perché ci fai 100 metri. Poi te lo ritrovi dappertutto, ti si spiaccica sulla faccia come un pipistrello impazzito, non importa quanto appaia robusto. Quindi puoi solo fare una cosa: comprare l’ombrello a fungo. Una roba robusta per davvero, trasparente cosí vedi ció che hai davanti. Il fungombrello costa un casino. Ed é talmente grande che casualmente lo lascio ovunque, e il giorno dopo devo riniziare tutto daccapo, passeggino, ombrellino batman ect ect.

E insomma, detto cosí sembra un inferno.

Ma oggi guardavo il cielo e pensavo che va beh, é il cielo inglese. é un cielo che non ti annoia. Un cielo che non ti consola, che ti fa sentire inutile, un cielo uguale a me, con un azzurro impressionante e le nuvole nere poco distanti. O le nuvole nere e un azzurro impressionante in mezzo, dipende da quanto mi vuoi bene.

Allora ho capito. La sindrome dell’irreversibilitá ce l’ho per questo: in tutto questo cambiare, mi sembra che qualcosa possa restare cosí per sempre.

E ovviamente, mi sbaglio. Irreversibilmente.

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One thought on “Sindrome dell’irreversibilitá

  1. fridolinsinramu9 ha detto:

    Ed é bello sai, spingere il passeggino con una mano, tenere l’ombrello con l’altra, fermare Jana che toglie la cappottina impermeabile per bere … aundefinedaombrello.wordpress.com

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