3 anni di espatrio, vita, morte, resurrezione e altri guai

27 settembre 2015 di Espatrio Isterico

Quindi 3 anni fa a quest’ora ero in un hotel del sud Inghilterra vicino al mare, stanca dal viaggio, emozionata ma sopratutto COMPLETAMENTE IGNARA di ció che sarebbe successo. Quando mi guardo indietro, io non mi riconosco, mi capisco a malapena e talvolta non mi condivido neppure! Eppure ho preteso comprensione e combattuto a spada tratta per una scelta (che non ero costretta a fare) praticamente folle, con l’altissimo rischio di trovarmi con il deretano al suolo. In buona compagnia, per caritá, del mio (ormai ex) adorato marito e di tre ignare creature che (loro no!) non hanno avuto scelta.

Tre anni per stravolgere non solo la mia vita, ma quella di tante altre persone. Tre anni per imparare come si (soprav)vive in una realtá molto diversa, per imparare l’arte di arrampicarsi sugli specchi (ho un’intera esposizione di specchi e arrampicate, ma non voglio farvi ridere troppo, lorsignori, questa ve la risparmio. Forse). E per traslocare un paio volte, per divorziare, per essere una madre single, per cambiare lavoro non so piú quante volte. Tre anni per trovare l’amore.

Ho voglia di fare una lista di momenti che ricordo, in ordine casuale e confuso.

  1. Lavare le scale dello Yacht Club. Balaustre di cristallo, e persone ben vestite, cordiali e sorridenti che andavano e tornavano… e io li guardavo e pensavo: quando tocca a me?
  2. Passeggiare sulla spiaggia con la musica, durante la separazione da mio marito, e osservare i gruppi di amici (giovani e meno) sulla spiaggia a suonare la chitarra e cucinare con il barbecue… e pensare: quando tocca a me?
  3. Il lavoro in fabbrica, con le mani tagliate dal cartone, circondata da gente che parlava polacco e inglese, sentendomi estranea e pensare: quando impareró a comunicare?
  4. Portare i bambini in una scuola sconosciuta, nel bus in mezzo a tanti, e sentirmi sola e dubbiosa e pensare: dove saró tra tre anni?
  5. Parlare con mio marito di questa scelta, in un pomeriggio come tanti e sentirmi dire: chissá dove ci porta questo espatrio, Sara! Magari prenderemo strade diverse? E pensare: ti piacerebbe! 😀
  6. Il corso di formazione nel megastore di articoli per la casa, con le due ragazze inglesi e la ragazza turca, dove tutti capivano benissimo e io facevo finta. E pensare: che cxxxo stanno dicendo questi??
  7. Il lavoro di banca nell’ufficio mutui, processando pratiche di gente che comprava la quarta, la quinta, la quindicesima casa e pensare: COME ci arrivo, anche io, a fare la stessa cosa?

E tante altre immagini si sovrappongono: il lavoro da cassiera, imparare lo spagnolo (per poi dimenticarlo), ancora in banca, domissioni, il posto pubblico. Nuove amicizie, persone che ti accolgono e accettano, e con le quali non hai un passato in comune, ma tanto futuro da creare.

Notti passate a ballare, il viaggio ad Amsterdam, il nuovo amore, i barbecue sulla spiaggia, la notte di Natale passata a suonare il flauto con semi-sconosciuti.

Talvolta, l’estraneitá e quella sensazione di non essere in nessuna nazione in particolare ma solo sospesa tra ció che vorresti e ció che é capitato.

E finalmente, il senso di integrazione, l’appartenenza, l’accettazione.

Tante immagini ho in mente, tanti occhi, tanti abbracci, tante lacrime, incertezze e poi felicitá, quella felicitá che riempie i polmoni.

Insomma, ti chiedi tu, che faccio in Inghilterra dopo 3 anni? Ma alla fine, come sto?

Beh, allora, sistemata non so se lo saró mai.

Lavoro di nuovo in banca, il mio ruolo dice Manager ma prima che pensi che sia figo ti fermo subito perché é solo un titolo come altri. Contratto a tempo indeterminato, stipendio decente, gruppo di colleghi giovani e con tanta voglia di fare.

L’amore: finalmente ho trovato la mia altra metá di cielo, e faccio sempre in modo di fargli ricordare che mentre lui stava qui tranquillo nella sua nazione, io mi sono dovuta spostare e rivoluzionare la mia esistenza per trovarlo. Ne é valsa la pena. Il suo nome é Matt.

La casa: ho una casa con giardino, i bambini hanno una camera a testa.

I bambini: Martina é una studente brillante, sta scrivendo un libro in inglese. Se ha preso dalla mamma, verrá pubblicato nel 2056. Ivan é diventato un ragazzino dolce ed educato, stiamo lavorando sulla sua autostima, con ottimi risultati. Jana… oh Jana… uno tsunami dai capelli lunghi e neri.

Amici: ho conosciuto persone incredibili! Sognatori, viaggiatori, pragmatici, lavoratori, business men. Ognuno con le proprie qualitá e aspirazioni. Sono felice e mi sento al sicuro, con queste persone dalle nazionalitá piú disparate con le quali passo i miei momenti liberi. La mia piu cara amica e compagna di avventura si chiama Fran. Ho giá parlato di lei e lo faró ancora.

Progetti: sto iniziando un corso di intermediario finanziario per poter lavorare nella stessa banca con una posizione molto piú alta. Io e Matt stiamo valutando l’acquisto di alcune proprietá da dare in affitto.

Mi sento che sono finalmente passata dall’altra parte, dove le cose sono piú semplici e quando non sono semplici sono perlomeno risolvibili. In questa piccola comunitá sono circondata da persone delle quali mi posso fidare, e finalmente mi sento libera di essere, di fare, di cambiare, se voglio! Mi sento accettata, stimata, e capita.

Mi manca la Sardegna, il caldo, l’accento, la mia lingua. Mi manca la famiglia, gli amici e il cibo. Ho costruito piú o meno la stessa situazione che avevo qui in Inghilterra, eppure ancora sento un po di nostalgia, e so che ho lasciato tanto alle spalle.

Sono conscia, peró, che ho tanto davanti a me. E chissá quanto, di questo tanto, ancora non so.

CI aggiorniamo a breve, amici, parenti, curiosi, conoscenti, lettori… ci aggiorniamo quando posso, e grazie a tutti per il supporto morale e le belle parole che mi scrivete 🙂

Ti piace questo blog?

Ecco il libro!

Via dall’Italia

 

viadallitalialibro

Versione cartacea

 

Advertisements

Archiviati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: