4 anni e 22 giorni.

18 ottobre 2016 di Espatrio Isterico

Qualche tempo fa ho scritto Psychostorie, sostenendo che l’espatrio  é come un bambino appena nato: ce l’hai sempre sulla bilancia, e sopporti di tutto.

Questo bambino-espatrio adesso ha 4 anni e 22 giorni, e fa un sacco di progressi. Per esempio: parla abbastanza bene, cammina e mangia da solo. Peró fa un sacco di capricci e si annoia facilmente. E sopratutto é confuso su cosa vuole fare da grande!

A parte gli scherzi, che tanto scherzi non sono, ecco un piccolo aggiornamento su cosa accade nel sud inglese dopo quattro anni (e 22 giorni)…

Innanzitutto parliamo del meteo: non so se siano gli anni trascorsi, i buchi neri, l’inquinamento, gli illuminati e l’arbitro cornuto ma a me pare che il tempo sia migliorato. Oppure  é migliorata la mia resistenza ai fattori esterni. Non fraintendermi, vado in giro con la maglia termale, ma anziché metterla ad agosto, la metteró a novembre, ecco. Io vedo sempre il sole, non piove molto, e non uso il riscaldamento a ottobre se non per qualche ora sporadica, giusto per scaldare la casa.

Scuola-distanze-caos: ricordo con orrore il tempo in cui la scuola distava qualche miglio, e dovevamo prendere il bus, in quelle mattine autunnali e invernali, talvolta grige e piovose, spingendo una piccola versione di Jana in passeggino. Ricordo che non avevo gli abiti adatti ai capricci del cielo inglese, e ogni giorno le ossa mi facevano male.
Ricordo che facevo la stessa strada quattro volte al giorno, osservando le persone intorno a me e chiedendomi quando avrei fatto parte di quella societá. La gente seduta nei bar, o correndo per la strada. Persone unite da relazioni che non capivo, e non conoscevo. Osservavo i palazzi e gli edifici, banche e assicurazioni perlopiú, chiedendomi quanto ancora avrei dovuto aspettare prima di poterci entrare. Questa cittá grande e sconosciuta, senza punti di riferimento, senza amici e parenti… Eppure accogliente, a suo modo. Tutta da scoprire.
Mi sono chiesta tante volte “avró mai la vita che avevo?” Serate con gli amici, cene e pranzi con le persone amate, la scuola a due passi da casa? Una vita normale! Il messaggio della tua amica “Caffé?”, il bar dove vai tutti i giorni. Il supermercato? Il fruttivendolo fidato. Che ne so, nominane una, di queste azioni, e sono certa che mi é mancata per un luuuuungo tempo. Queste cose scontate, banali, normali, diventate un lusso, un desiderio, una meta, forse.

Tutto questo é solo un ricordo, e talvolta devo rileggere i post per ricordare! Ho rimosso tanto, probabilmente tutta quella fatica fatta va rimossa e dimenticata (come il dolore del parto, appunto). é stato un doloroso passaggio per una nuova vita, che per quanto sia stato sofferto é stato ció che ho cercato e che ho voluto disperatamente vivere.

La scuola ce l’ho dietro l’angolo… letteralmente intendo. Due minuti a piedi, camminando lentamente e chiacchierando con Matt e i bambini. A scuola, ora, ci andiamo tutti insieme, perché ho spostato il mio orario di ingresso a lavoro per poter avere tempo con i bambini e godere le mattine insieme. Quindi niente piú sveglia alle 6, con colazione veloce e minacce di punizioni contro bambini stanchi e confusi! Ci si alza con calma, ci si fa le coccole con calma, si mangia con calma, ci si lava e veste con calma e si va a scuola con calma. E con calma (molta calma) vado a lavorare (15 minuti da qua, se c’é traffico). I miei colleghi e i miei manager sono tutti freschi e sorridenti, e si inizia un’altra giornata insieme. Qualche giornata puó essere piú stressante ma anche l’azienda dove lavoro é fatta da persone felici e amichevoli, che prendono la vita serenamente e a lavoro non ci stressano per niente. Una piccola isola felice, questa azienda.

Il pomeriggio esco, vado in palestra, i bambini tornano a casa, si cena insieme, ci si prepara per la notte, favola della buona notte e un’altra giornata si é chiusa bene.  Nel tempo libero vedo i miei amici, viaggio, vado a vedere un po’ di Inghilterra, o mi rilasso, leggo, studio, suono, ascolto musica, vado in piscina. Insomma, ci ho messo quanttro anni per avere indietro la vita che avevo ma con qualche cosa in piú e qualche cosa in meno.

In fin dei conti, quando mi sono trasferita pensavo ingenuamente che avrei trasferito tutto!  Un po come se nella valigia ero convinta di portare con me la felicitá, la mia famiglia, un lavoro sicuro, un tetto sicuro, le amicizie! Non avevo proprio fatto i conti con il semplice fatto che la vita che avevo era stata costruita in decenni. Voltare pagina implica tanta pazienza e tanta forza di volontá. Bisogna munirsi di tanta accettazione e cambiare ció che si vuole un poco ogni giorno.

Mi ci sono voluti quattro anni per essere nella carriera che volevo, anche se non sono esattamente al livello che vorrei, anzi, ne devo fare di strada!

Ci sono voluti quattro anni per costruire amicizie solide e profonde, per trovare l’uomo per me e avere una relazione stabile, dopo aver curato le ferite piú profonde.

Quattro anni per riuscire a comprare casa e avere uno stile di vita confortevole. Non si naviga nell’oro ma le bollette sono tutte pagate, la spesa non manca mai, si mangia fuori casa quando si vuole, si va in vacanza 2 o 3 volte all’anno.

Se tiro le somme di questi quattro anni, mi sembra quasi che la mia vita sia iniziata qua, solo quattro anni fa. Dev’ essere per questo che faccio i capricci. Questa vita peró, é stata costruita sulle basi solide di una famiglia che mi ha sostenuta e amata per lunghi anni. La famiglia in senso stretto e anche in senso esteso, tutte le persone che hanno contribuito al mio benessere emotivo e spirituale, nel bene e nel male, nei momenti felici e nei dissapori, ognuno di loro con le loro azioni mi hanno dato qualcosa. I miei genitori che si sono amati fino all’ultimo, mia madre, che é rimasta con me un po piú a lungo di mio padre, per quanto non abbia mai compreso e accettato il mio trasferimento, mi ha donato tanta forza negli anni passati. Mio padre mi ha insegnato a dare prima di ricevere, e ha instillato in me il senso di umanitá, di umiltá e di perdono. Mia nonna, 96 anni, mi ha insegnato la “cristiana rassegnazione”, che uso quando sono alla frutta :). Le mie zie e i miei zii, ognuno di loro con la loro unicitá, mi hanno dato tante piccole lezioni in tanti anni, tanti Natali e Capodanni e tante domeniche insieme. E’ stato bellissimo ritrovarli in Sardegna, vicini nel momento del bisogno, a ricordarmi che non importa che cosa succede, la famiglia é famiglia e prima o poi ci si ritrova. Fratelli, sorelle, cugine e cugini, cosí tanti e cosí diversi, sono un cesto pieno di frutta tropicale! Sono freschi e colorati, e anche loro hanno quella vicinanza che ci sará sempre, no matter what.

Senza tutto questo background, non sarei mai arrivata a fare ció che ho fatto. Mi sento come un puzzle da milioni di piccoli pezzi, dove ognuno di questi momenti passati ha un posto in me, e un colore o una sfumatura.

Quindi per questi 4 anni e 22 giorni, ringrazio ogni persona che nella mia vita (pre-uk e post-uk) ha detto una parola, che sia stata bella o brutta non importa, o ha fatto un gesto, mi ha dato un abbraccio, mi ha scritto un messaggio. Ognuno di voi ha contribuito in questa esperienza di vita, che nonostante tutto é piena di gioia e di felicitá. Con tutto il mio cuore: GRAZIE.

Advertisements

Archiviati

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: